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Mario Ragona | Formazione e Consulenza in Pasticceria

Giovani e formazione in pasticceria: il futuro non si costruisce aspettando personale già pronto

Pubblicato il 11 Giugno 2026 in News
giovane pasticcere pasticceria mario ragona

Ogni volta che parlo con titolari di pasticcerie, laboratori o aziende del settore, prima o poi arriva sempre lo stesso tema: trovare personale è diventato difficile.

È vero. Ma forse dobbiamo iniziare a fare una domanda più precisa: stiamo davvero formando persone pronte per questo mestiere o stiamo solo aspettando che arrivino già preparate?

La pasticceria italiana ha bisogno di giovani, ma non di giovani messi in laboratorio senza una direzione. Ha bisogno di persone guidate, seguite, formate con metodo. Perché oggi il lavoro in pasticceria non è solo manualità. È organizzazione, tecnica, controllo dei costi, gestione del tempo, rapporto con il cliente, capacità di adattarsi a un mercato che cambia.

Il mestiere deve tornare ad avere valore

Per troppo tempo il lavoro manuale è stato raccontato come una scelta di ripiego, un parcheggio per molti ragazzi. In realtà un pasticcere preparato è un professionista completo.

Deve conoscere materie prime, bilanciamenti, conservazione, igiene, produzione, vendita, marginalità e organizzazione del laboratorio. Deve saper lavorare con le mani, ma anche con la testa.

Per questo la formazione professionale in pasticceria deve essere raccontata meglio. Non come un percorso facile, ma come un percorso concreto. Non come una strada per chi “non vuole studiare”, ma come una scelta seria per chi vuole costruire una professionalità.

I giovani vanno attratti con una visione credibile del mestiere. Se raccontiamo solo fatica, azioni meccaniche, orari difficili e sacrificio, non possiamo stupirci se molti guardano altrove.

Guardare non basta più

Una volta si imparava soprattutto osservando. Si entrava in laboratorio, si guardava chi aveva esperienza, si ripeteva, si sbagliava e piano piano si cresceva.

Quel metodo ha formato grandi professionisti, ma oggi non basta più.

Il mercato è più veloce, i margini sono più delicati, i prodotti cambiano, il cliente è più informato. Un giovane non può essere formato solo con “guarda e impara”. Deve capire perché una ricetta funziona, perché una lavorazione va fatta in un certo modo, perché un prodotto va venduto a un certo prezzo.

La formazione vera è insegnare il ragionamento che permette di lavorare bene anche quando la giornata è complicata. Ricordiamoci che insegnando, si impara.

Aziende e scuole devono parlare la stessa lingua

Il futuro della formazione in pasticceria passa dal rapporto tra scuole, aziende e professionisti.

Le scuole devono dare basi solide, ma devono restare collegate al lavoro reale. Le aziende devono smettere di vedere lo stagista come una risorsa da usare e iniziare a vederlo come una persona da formare. Questo nel reparto cucina sta dando già dei risultati negativi, evitiamo di fare la stessa cosa anche in pasticceria.

Un ragazzo che entra in laboratorio deve trovare una guida. Deve sapere cosa sta imparando, quali obiettivi ha, quali errori correggere e quale percorso può fare.

Se dopo un’esperienza in pasticceria un giovane esce più confuso di prima, il problema non è solo suo. È anche del sistema che non ha saputo accompagnarlo.

La formazione deve essere continua

La formazione non riguarda solo chi inizia. Riguarda anche chi lavora già.

Un laboratorio cresce quando cresce il team. Ricettari ordinati, schede tecniche, momenti di assaggio, confronto tra laboratorio e vendita, correzioni fatte con rispetto: sono strumenti semplici, ma cambiano il modo di lavorare.

Ogni azienda dovrebbe chiedersi: il mio personale sta imparando o sta solo eseguendo?

Perché un team che esegue soltanto resta fragile. Un team che capisce diventa più autonomo, più preciso e più utile all’azienda. È vero, ci sono anche realtà dove la standardizzazione crea solo azioni meccaniche operative senza poter sviluppare creatività, ma stiamo parlando di aziende che magari producono volumi e non c’è il minimo margine di errore in linea, ma molto probabilmente non lavorano la domenica come la classica pasticceria. Tutto è un compromesso si sa. 

La domanda vera

Il futuro della pasticceria italiana non dipenderà solo da quanti giovani entreranno nel settore. Dipenderà da quanti di loro troveranno un metodo serio, una guida credibile e aziende capaci di farli crescere.

Non possiamo continuare a dire che manca personale senza costruire percorsi migliori.

La pasticceria ha bisogno di professionisti. E i professionisti non si trovano per caso: si formano.